San Valentino non è solo cuori e cioccolatini. È, a pensarci da una prospettiva di sviluppo, attenzione intenzionale. È scegliere di esserci davvero per qualcuno, senza anticipare, correggere, interpretare troppo in fretta.
Se ci pensi, ascoltare bene è una delle forme più profonde di voler bene.
Nel coaching accade la stessa cosa: la trasformazione non nasce da ciò che diciamo, ma da come ascoltiamo.
E qui si incontrano due temi fondamentali del coaching contemporaneo: active listening e cultural humility, cioè quando ascoltare non basta (se manca l’umiltà)
L’ascolto è una competenza chiave per ICF (Competenza 6 – Ascolta Attivamente). Ma l’ascolto, da solo, non è neutro.
Possiamo ascoltare:
La cultural humility introduce un cambio di passo: ci ricorda che non siamo esperti dell’esperienza dell’altra persona.
Ascoltare con umiltà significa accettare che il significato non è mai solo “lì fuori”, ma si co-costruisce nella relazione.
Per restare nel mood San Valentino allora permetti una metafora: immagina un appuntamento organizzato “a sorpresa”. Uno dei due prepara tutto basandosi sui propri gusti: ristorante, musica, conversazione. Tecnicamente è tutto perfetto… ma l’altro si sente poco visto.
Nel coaching succede la stessa cosa quando:
La cultural humility ci invita a fare una cosa semplice e profonda: chiedere.
Ad esempio “Come preferisci che io ti accompagni?
Questo è un gesto d’amore per la relazione ed è coaching di qualità.
Se lo leggiamo in chiave di competenze chiave, quando ascolto e cultural humility si incontrano, si rafforza la Competenza 4 – Coltiva fiducia e sicurezza.
E succede perché:
A volte il momento più potente non è una domanda brillante, ma un silenzio rispettoso, mantenuto abbastanza a lungo da permettere al cliente di ascoltarsi.
Rifletti: Quanto sono a mio agio nel non intervenire subito?
L’ascolto attivo, per essere davvero efficace, deve essere culturalmente sensibile. Che vuol dire?
Qui entra in gioco sia la Competenza 7 – Evoca consapevolezza sia la capacità di fare domande che nascono da ciò che è stato appena ascoltato, non da un copione che abbiamo in mente.
Rifletti: Sto facendo assumption su ciò che “dovrebbe” significare questo comportamento?
Questo è importante, tienilo a mente!
Un piccolo rituale prima di ogni sessione
Come in una relazione che conta, anche nel coaching serve l’intenzione.
Prima della prossima sessione, prova questo micro-rituale:
In fondo, coaching è questo: non “fare bene il coach”, ma voler bene al processo dell’altro abbastanza da restare aperti, curiosi e umili. E forse San Valentino c’entra più di quanto pensiamo.
Rifletti: Chi saresti come coach – e come essere umano – se iniziassi ad ascoltare non per capire cosa dire dopo, ma per prenderti davvero cura di ciò che sta emergendo?
LoL